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L’errore che ogni designer dovrebbe commettere una sola volta

Come un tavolo apparentemente perfetto ha mostrato l’importanza della verifica nel processo progettuale.

Introduzione

Render del tavolo sviluppato per esplorare le potenzialità del materiale Starkryl.

Un progetto può essere esteticamente convincente, tecnicamente fattibile e perfettamente coerente con il brief iniziale.

Eppure può fallire.

Questo tavolo nasce nel 2013 in occasione di un concorso dedicato all’utilizzo di Starkryl®, un materiale lavorabile con le stesse tecnologie impiegate per il legno e pensato per applicazioni nell’arredo e nell’interior design.

A distanza di anni continuo a considerarlo un progetto interessante.

Non perché sia perfetto. Ma perché contiene uno degli errori progettuali più importanti della mia formazione. Un errore che oggi riconoscerei immediatamente. All’epoca, invece, mi è sfuggito. Non per mancanza di ricerca. Non per mancanza di competenze tecniche.

Ma perché ho saltato una fase fondamentale del processo.

Questo articolo non racconta soltanto un tavolo.

Racconta perché ogni fase della progettazione esiste per un motivo e cosa può accadere quando una di queste viene ignorata.

Indice

1. Un brief semplice e un obiettivo chiaro

2. Quando tutto sembra funzionare

3. Il passaggio che ho saltato

4. L’errore nascosto nella forma

5. Perché i modelli servono a mettere in discussione le idee

6. Cosa mi ha insegnato questo progetto

1. Un brief semplice e un obiettivo chiaro

Ogni progetto nasce da un contesto. In questo caso il punto di partenza era un concorso dedicato a Starkryl®, un materiale disponibile sotto forma di lastre e lavorabile attraverso taglio, fresatura, foratura e finitura con tecnologie normalmente utilizzate nell’industria del legno, prodotto da Legnopan.

L’obiettivo del bando era semplice: dimostrare le potenzialità del materiale attraverso un nuovo prodotto. Non veniva richiesto un esercizio di stile. Non veniva richiesto un concept visionario. Il compito consisteva nel progettare un complemento d’arredo capace di valorizzare le caratteristiche tecniche e produttive del materiale.

La sfida risultava particolarmente interessante perché obbligava a confrontarsi contemporaneamente con design, tecnologia e produzione. Fin dalle prime analisi emerge una direzione chiara. Sfruttare la possibilità di lavorare lastre piane per ottenere una forma continua, fluida e facilmente industrializzabile. L’idea del tavolo nasce proprio da questa riflessione.

Una struttura essenziale composta da pochi elementi, caratterizzata da superfici morbide e da una forte identità formale.

A questo punto il progetto sembrava procedere nella direzione giusta. La ricerca era stata svolta. Il brief era chiaro. Le prime idee iniziavano a prendere forma.

Nulla lasciava presagire il problema che sarebbe emerso successivamente.

Dettaglio del materiale Starkryl utilizzato come punto di partenza del progetto.

Dettaglio del materiale Starkryl® utilizzato come punto di partenza del progetto

2. Quando tutto sembra funzionare

Dopo la fase iniziale di ricerca, il progetto entra nello sviluppo.

Come accade spesso, il passaggio dagli schizzi alla modellazione digitale avviene in maniera naturale. Le proporzioni vengono definite. Le superfici assumono una forma coerente.

La struttura viene studiata per essere realizzabile e compatibile con le caratteristiche del materiale.

Osservato sullo schermo, il progetto sembra funzionare sotto ogni aspetto. La forma è pulita. La costruzione appare semplice. La produzione risulta plausibile. Anche dal punto di vista economico non emergono particolari criticità. In altre parole, il progetto sembra aver trovato un equilibrio convincente tra estetica, funzione e fattibilità.

Ed è proprio qui che si nasconde l’aspetto più interessante. Molti errori progettuali non nascono quando qualcosa appare sbagliato. Nascono quando tutto sembra corretto.

Perché è in quel momento che si abbassa il livello di attenzione e si inizia a dare per scontato ciò che dovrebbe invece essere verificato.

Nel mio caso è successo esattamente questo.

Il progetto continuava ad apparire coerente. Così coerente da farmi credere che fosse già stato risolto. In realtà mancava ancora un passaggio fondamentale. E sarebbe stato proprio quel passaggio a rivelare il problema più grande dell’intero progetto.

3. Il passaggio che ho saltato

Osservando oggi questo progetto, il problema non risiede nelle scelte formali o nelle soluzioni tecniche adottate.

Il problema si trova molto prima. Nel processo.

Durante lo sviluppo avevo seguito buona parte delle fasi che ancora oggi considero fondamentali: comprensione del brief, ricerca, analisi, schizzi e definizione del concept. Successivamente sono passato alla modellazione tridimensionale, sviluppando il progetto dal punto di vista geometrico e costruttivo.

Ciò che manca è un passaggio apparentemente semplice ma fondamentale: la verifica attraverso modelli fisici. Per ragioni di tempo ho deciso di procedere direttamente verso la definizione digitale del progetto.

All’epoca la scelta sembrava ragionevole. Il tavolo appariva corretto. Le proporzioni funzionavano. La costruzione sembrava coerente. Non vedevo motivi per rallentare il processo.

Oggi so che quella decisione è stata l’errore più importante dell’intero progetto. Perché alcune informazioni non emergono dai disegni. Non emergono dai render. Non emergono nemmeno dai modelli tridimensionali più accurati.

Esistono aspetti che possono essere compresi soltanto quando un’idea viene messa alla prova.

La verifica fisica serve esattamente a questo. Non a confermare ciò che crediamo di sapere. Ma a mettere in discussione ciò che stiamo dando per scontato. Nel mio caso, stavo dando per scontata una caratteristica fondamentale.

La stabilità.

Schema che mostra il principio costruttivo e la trasformazione della lastra in tavolo.

Schema che mostra il principio costruttivo e la trasformazione della lastra in tavolo.

Render della variante bianca del tavolo sviluppato per il concorso Starkryl.
Render che mostra differenti interpretazioni cromatiche del progetto.

4. L’errore nascosto nella forma

A prima vista il tavolo appare stabile. Le superfici sono equilibrate. Le proporzioni risultano armoniose. L’insieme comunica solidità. Eppure esiste un problema. Un problema generato dalla stessa forma che rende il progetto interessante.

Osservando la struttura frontalmente è possibile notare come le gambe siano caratterizzate da una curva morbida e continua. Una scelta nata per alleggerire visivamente l’oggetto e creare una maggiore fluidità formale.

Dal punto di vista estetico la soluzione funziona. Dal punto di vista funzionale no.

La geometria delle gambe riduce infatti la capacità della struttura di contrastare determinate sollecitazioni laterali. Il risultato è una leggera ma evidente instabilità. In altre parole, il tavolo tende a oscillare. Un comportamento incompatibile con la funzione primaria dell’oggetto.

Ed è proprio qui che emerge una delle lezioni più importanti che questo progetto mi abbia insegnato. La forma che rendeva il tavolo interessante era la stessa che gli impediva di svolgere correttamente il proprio compito.

Paradossalmente il problema non dipende dal materiale. Non dipende dalla tecnologia produttiva. Non dipende nemmeno dalle dimensioni. Anche utilizzando materiali molto più rigidi o aumentando gli spessori, il comportamento generale della struttura sarebbe rimasto sostanzialmente invariato.

L’errore era nella logica geometrica del sistema. E proprio per questo avrebbe potuto essere individuato molto prima. Sarebbe bastato costruire un semplice modello di verifica. Un modello veloce. Imperfetto. Persino realizzato in cartone. Per accorgersi immediatamente che qualcosa non funzionava come previsto.

5. Perché i modelli servono a mettere in discussione le idee

Questa esperienza ha modificato profondamente il mio modo di progettare. Molte persone immaginano che i modelli servano a rappresentare un progetto. In realtà il loro scopo principale è un altro. Servono a verificare. A testare. A individuare problemi prima che diventino errori costosi.

Un buon modello non nasce per dimostrare che un’idea è corretta. Nasce per cercare tutte le ragioni per cui potrebbe essere sbagliata. Per questo motivo considero la modellazione fisica una delle fasi più importanti dell’intero processo progettuale. Ogni modello pone una domanda. La struttura è stabile? Le proporzioni sono corrette? L’oggetto è utilizzabile? La forma risponde realmente alla funzione?

Più il progetto viene verificato nelle fasi iniziali, minore sarà il rischio di scoprire problemi quando il costo delle modifiche diventa elevato.

La progettazione non consiste nel difendere un’idea. Consiste nel metterla continuamente alla prova. Ed è proprio questa verifica continua che permette alle intuizioni di trasformarsi in soluzioni affidabili.

Animazione che mostra il movimento laterale causato dalla geometria delle gambe.

6. Cosa mi ha insegnato questo progetto

A distanza di anni, non considero questo tavolo un progetto fallito. Lo considero uno dei progetti che mi hanno insegnato di più. Perché ha evidenziato qualcosa che spesso viene sottovalutato: ogni fase del processo progettuale esiste per una ragione precisa.

Quando un progetto funziona è facile attribuire il merito all’idea iniziale. Quando invece emergono problemi, ci si accorge che il risultato finale dipende dall’intero percorso che ha portato alla sua realizzazione.

Nel caso di questo tavolo non è mancata la creatività. Non è mancata la ricerca. Non è mancata nemmeno la capacità di sviluppare una soluzione coerente dal punto di vista tecnico e produttivo.

È mancata una verifica. Una sola.

Ma sufficiente per compromettere l’aspetto più importante dell’intero progetto. Questa esperienza ha influenzato profondamente il mio modo di lavorare.

Oggi considero ogni fase del processo come parte di un sistema più ampio, in cui ricerca, schizzi, modelli, verifiche e sviluppo tecnico collaborano per ridurre l’incertezza e migliorare la qualità delle decisioni progettuali.

Naturalmente ogni progetto richiede strumenti e approfondimenti differenti. Non esiste una formula universale. Esiste però una costante. Più un’idea viene verificata, maggiori sono le probabilità che si trasformi in una soluzione efficace.

Per questo motivo continuo a mostrare questo progetto. Non perché rappresenti un risultato perfetto. Ma perché rappresenta una lezione che continua ancora oggi ad accompagnare il mio lavoro.

Conclusioni

Nel design è facile innamorarsi delle idee. Molto più difficile è metterle in discussione.

Eppure è proprio questo passaggio che distingue un’intuizione da un progetto.

Questo tavolo nasce da un brief chiaro, da una ricerca coerente e da una proposta formalmente convincente. Osservato attraverso immagini e render, potrebbe sembrare un progetto completamente risolto.

La realtà racconta una storia diversa.

Un singolo passaggio saltato è stato sufficiente per lasciare irrisolto un problema fondamentale. Non perché mancassero competenze o conoscenze tecniche. Semplicemente perché alcune risposte emergono soltanto quando si decide di verificare ciò che si sta progettando.

Spesso il valore di un modello non consiste nel confermare un’idea. Consiste nel trovare gli errori prima che diventino problemi. Ed è proprio per questo che la progettazione non può essere ridotta a un’immagine, a un rendering o a una buona intuizione.

È un processo.

Un percorso fatto di osservazione, domande, verifiche e correzioni continue. Perché progettare non significa avere ragione fin dall’inizio. Significa costruire le condizioni per scoprire, il prima possibile, dove si sta sbagliando.

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