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Nell’era dell’intelligenza artificiale serve ancora progettare in 3D?

Un modello 3D non serve solo a mostrare come sarà un oggetto. Serve a capire se quell’oggetto può davvero esistere.

Introduzione

Render di una mountain bike full-suspension con telaio in alluminio progettato per Circabike

Un render che mostra la bicicletta progettata per CircaBike.

Oggi possiamo generare in pochi secondi immagini estremamente realistiche, esplorare forme e immaginare prodotti che fino a poco tempo fa avrebbero richiesto ore di lavoro.

Ma un’immagine non è un progetto. Prima di arrivare al render finale di un prodotto esistono geometrie da verificare, proporzioni da controllare, componenti da mettere in relazione e vincoli che devono essere rispettati.

Il modello tridimensionale nasce proprio da questa necessità: verificare ciò che abbiamo progettato prima che venga prodotto.

Nel caso di un prodotto complesso, il lavoro davanti al computer è soltanto una parte del processo. Prima di quella fase ci sono settimane di osservazioni, ragionamenti, modifiche e verifiche.

È questa parte del progetto che spesso non si vede.

E forse è proprio qui che il 3D continua ad avere senso.

Indice

1. Prima del 3D viene la geometria

2. Il modello 3D serve a verificare

3. La parte che non si vede

4. Il tempo del progetto non coincide con il tempo davanti allo schermo

5. Il software è uno strumento, non il progetto

6. E allora, nell’era dell’AI?

7. Dal modello 3D al prodotto

8. Gli strumenti si evolvono. Il progetto no

1. Prima del 3D viene la geometria

Un modello tridimensionale non nasce dal nulla. Prima di costruire le superfici e definire i volumi è necessario stabilire quali sono le condizioni che il progetto deve rispettare.

Nel caso di un telaio per mountain bike, queste condizioni sono particolarmente evidenti: interassi, angoli, punti di rotazione, ingombri, posizione dei componenti e funzionamento della sospensione devono trovare un equilibrio preciso.

Schema 2D delle geometrie e delle quote del telaio di una mountain bike Circabike

Prima del modello 3D viene la geometria: una mappa di quote e vincoli sulla quale costruire e verificare il progetto.

A. Tubo orizzontale effettivo

B. Stack

C. Reach

D. Tubo sterzo

E. Tubo sella

F. Offset

G. Angolo sterzo

H. Passo

Per questo la progettazione parte spesso da una rappresentazione bidimensionale. Non è ancora il prodotto. È una sorta di mappa del progetto. Una base sulla quale confrontare le diverse possibilità e capire quali geometrie possono funzionare prima di trasformarle in un modello tridimensionale. Il 3D arriva dopo. Non per decidere tutto da zero, ma per sviluppare e verificare ciò che è stato prima definito.

2. Il modello 3D serve a verificare

È facile pensare al 3D come allo strumento con cui si costruisce l’immagine finale di un prodotto. In realtà, quella è soltanto una delle sue possibilità. Il modello 3D serve soprattutto a verificare.

Possiamo controllare le proporzioni, misurare le distanze, confrontare le geometrie, verificare gli ingombri e osservare come le diverse parti del progetto entrano in relazione tra loro.

Possiamo modificare una soluzione e vedere immediatamente cosa cambia. E possiamo soprattutto accorgerci di un errore prima che quell’errore diventi un problema reale. Nel progetto del telaio, ogni elemento deve dialogare con gli altri. Una variazione nella geometria può modificare la posizione di un componente, la cinematica della sospensione o la struttura stessa del frame. Il modello tridimensionale permette di vedere queste relazioni prima che il prodotto esista. Non è una fotografia dell’oggetto. È uno strumento di controllo.

Prototipi stampati in 3D della biella e dei trapezi del telaio

Modelli stampati in 3D di biella e trapezi per verificare geometrie e relazioni tra i componenti della sospensione.

3. La parte che non si vede

Quando il progetto arriva alla sua forma definitiva, tutto sembra spesso molto più semplice di quanto sia stato realmente. Il modello è ordinato. Le superfici sono pulite. Il render mostra un prodotto finito. Ma dietro quella semplicità ci sono prove, modifiche, errori e decisioni.

Un modello può essere rifatto molte volte. Una geometria può sembrare corretta e rivelarsi sbagliata quando viene messa in relazione con un’altra parte. Una soluzione apparentemente semplice può richiedere ore di verifica prima di poter essere considerata davvero definitiva.

È una parte del lavoro che difficilmente compare nell’immagine finale. Eppure è proprio lì che il progetto prende forma. Le ore davanti al computer non servono semplicemente a disegnare meglio un oggetto. Servono a capire se quello che abbiamo immaginato può davvero funzionare.

Vista esplosa del sistema di sospensione posteriore della mountain bike

La vista esplosa permette di leggere il sistema di sospensione e le relazioni tra i suoi componenti.

4. Il tempo del progetto non coincide con il tempo davanti allo schermo

Una delle idee più difficili da spiegare quando si parla di progettazione è che il tempo necessario per costruire qualcosa non coincide con il tempo passato davanti al computer.

Un modello 3D può richiedere poche ore. Ma arrivare a sapere cosa modellare, come farlo e perché quella soluzione sia quella giusta può richiedere settimane.

Nel frattempo il progetto continua anche quando il computer è spento.

Si osserva. Si confronta. Si fanno ipotesi. Si torna indietro. Si eliminano possibilità. A volte un’idea rimane in testa per giorni prima di trovare una forma concreta. Quando finalmente si apre il software, molte di queste decisioni sono già state prese. È per questo che il risultato finale può sembrare veloce. Ma la velocità dell’esecuzione non racconta la quantità di pensiero che l’ha preceduta.

La rotazione del modello 3D permette di verificare il telaio da diverse angolazioni, prima della sua definizione finale.

5. Il software è uno strumento, non il progetto

Rhino, SolidWorks, Blender, Cinema 4D o qualsiasi altro software possono essere strumenti straordinariamente potenti. Ma nessuno di questi strumenti decide cosa sia necessario progettare.

Il software permette di costruire geometrie complesse, modificarle, misurarle e rappresentarle con grande precisione.

La scelta di quale geometria costruire rimane però una scelta progettuale.

Per questo non credo che il valore di un progetto possa essere misurato dal software utilizzato o dalla complessità del modello.

Un buon modello 3D non è quello che contiene più dettagli.

È quello che contiene le informazioni necessarie per verificare e sviluppare correttamente il progetto.

6. E allora, nell’era dell’AI?

L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il modo in cui produciamo immagini, esploriamo possibilità e comunichiamo un’idea. Ed è una cosa interessante. Possiamo generare in pochi secondi forme, ambientazioni e variazioni che prima avrebbero richiesto molto più tempo.

Ma proprio per questo diventa ancora più importante distinguere un’immagine da un progetto.

L’AI può aiutare a esplorare una possibilità. Può aiutare a visualizzarla. Può persino suggerire una direzione che non avevamo considerato. Ma non elimina la necessità di conoscere i vincoli, comprendere le relazioni tra le parti e verificare se ciò che abbiamo immaginato può davvero essere costruito.

L’AI può cambiare radicalmente gli strumenti con cui progettiamo.
Non elimina la necessità di sapere cosa stiamo progettando.

Immagine generata con AI del telaio di una mountain bike progettato per CircaBike

Immagine del telaio generata in AI.

Render del telaio di una mountain bike full-suspension progettato per CircaBike

Render del telaio realizzato in KeyShot.

7. Dal modello 3D al prodotto

Nel progetto del telaio, il modello tridimensionale è stato il punto in cui tutte le verifiche precedenti hanno trovato una forma concreta. Le geometrie definite, i componenti, la sospensione e i vincoli strutturali sono stati integrati in un unico sistema, verificato e progressivamente modificato fino ad arrivare alla configurazione finale.

Solo a quel punto il modello ha potuto diventare qualcosa di più di una rappresentazione.

È diventato il riferimento per la preparazione dei dati necessari alla produzione.

Il render finale mostra il risultato.

Il modello 3D racconta invece tutto ciò che è stato necessario verificare per arrivarci.

8. Gli strumenti si evolvono. Il progetto no.

L’intelligenza artificiale cambierà ancora gli strumenti con cui immaginiamo, sviluppiamo e comunichiamo i prodotti.

Probabilmente li renderà più veloci.

Forse renderà alcune fasi del lavoro molto più semplici.

Ma la progettazione continuerà a partire dallo stesso punto:

un’idea da comprendere, dei vincoli da rispettare e una realtà da verificare.

Il compito del progettista non è soltanto immaginare qualcosa che non esiste.

È riuscire a trasformare quell’idea in qualcosa che possa esistere davvero.

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