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Non progetto loghi. Li scopro.

Il lavoro più importante non è disegnare un logo. È imparare a vedere ciò che esiste già e trasformarlo in un segno capace di rappresentare un’azienda.

Introduzione

Ogni giorno vediamo centinaia di loghi. Li troviamo sui prodotti che acquistiamo, sui siti web che visitiamo, sulle insegne delle aziende e perfino sugli oggetti più comuni. Alcuni li riconosciamo immediatamente. Altri li dimentichiamo pochi secondi dopo.

Eppure, quasi sempre, ci soffermiamo sull’ultima fase del processo: il simbolo finale. Molto più raramente ci chiediamo da dove nasca davvero un logo.

Per esperienza, credo che un logo non inizi quando si apre un software di grafica. Inizia molto prima. Inizia quando si osserva, si ascolta e si cerca di comprendere ciò che rende unica un’azienda.

Mi piace pensare che le idee siano già nell’aria.

Il lavoro del progettista non è inventarle dal nulla, ma imparare a riconoscerle, dare loro una forma e trasformarle in qualcosa che prima non esisteva.

Disegnare arriva dopo.

Molto dopo.

Indice

1. Perché ricordiamo alcuni loghi e ne dimentichiamo altri?

2. Prima di disegnare, devo imparare a vedere.

3. Lo schizzo non è il risultato. È una domanda.

4. Disegnare significa togliere, non aggiungere.

5. Quando il progetto smette di essere un’idea.

6. Un logo non finisce quando viene approvato.

7. Il logo non è il punto di partenza. È la conseguenza.

1. Perché ricordiamo alcuni loghi e ne dimentichiamo altri?

Ogni giorno siamo circondati da loghi. Li vediamo sui prodotti, sulle automobili, nei negozi, sui siti web, nelle applicazioni che utilizziamo e perfino sugli oggetti più comuni. Probabilmente ne osserviamo centinaia senza nemmeno rendercene conto. Eppure, solo pochi rimangono impressi nella memoria.

Spesso si pensa che il motivo sia semplice. Un bel logo funziona. Un brutto logo no.

In realtà le cose sono molto più complesse. Un logo non vive da solo. Vive insieme all’azienda che rappresenta, ai prodotti, alle persone, ai servizi, alla comunicazione e alle esperienze che costruiamo nel tempo. È il punto d’incontro tra ciò che un’azienda è e ciò che le persone percepiscono.

Per questo motivo il lavoro del progettista non consiste semplicemente nel disegnare un segno piacevole. Consiste nel comprendere una realtà e trasformarla in qualcosa di semplice, riconoscibile e coerente. Il disegno è soltanto la parte visibile di un processo molto più ampio.

2. Prima di disegnare, devo imparare a vedere.

Quando un cliente mi chiede di progettare un logo, il mio primo pensiero non riguarda il colore, il carattere tipografico o la forma. Riguarda l’azienda. Prima di disegnare una sola linea, ho bisogno di capire chi ho di fronte.

Ogni realtà ha una propria storia, un modo di lavorare, un linguaggio, dei valori e un carattere che la rendono diversa da tutte le altre. Per questo motivo il lavoro inizia quasi sempre con una serie di domande. Ascoltare è il primo vero strumento di progettazione.

Mi interessa capire come nasce un prodotto, come lavora un’azienda, quali sono le persone che ne fanno parte e quale messaggio desidera trasmettere. Non cerco semplicemente delle informazioni. Cerco di comprendere ciò che rende quella realtà riconoscibile.

Mi piace pensare che le idee siano già nell’aria. Non aspettano di essere inventate. Aspettano qualcuno capace di riconoscerle. Il compito del progettista non è creare qualcosa dal nulla. È osservare con attenzione, mettere insieme ciò che ha scoperto e trasformarlo in un segno semplice, essenziale e coerente.

Solo quando questo percorso diventa chiaro, posso iniziare a disegnare. E, a quel punto, il logo spesso sembra quasi comparire da solo.

3. Lo schizzo non è il risultato. È una domanda.

Una volta compreso il contesto, arriva il momento di mettere le idee su carta. Per molti, questo è l’inizio del progetto. Per me, è semplicemente l’inizio della verifica.

Ogni schizzo nasce da una domanda. Questa forma rappresenta davvero ciò che ho osservato? È coerente con il carattere dell’azienda? Comunica il messaggio giusto? Può essere riconosciuta anche con un solo sguardo?

Gli schizzi non servono a riempire un foglio. Servono a esplorare possibilità. Alcune funzionano. Altre vengono scartate dopo pochi minuti. Ed è esattamente così che dovrebbe essere.

In questa fase non cerco la perfezione. Cerco risposte. Più domande riesco a fare al progetto, meno problemi troverò nelle fasi successive. Per questo motivo non considero mai uno schizzo come un disegno incompleto. Lo considero uno strumento di ricerca. Un modo semplice, veloce ed estremamente efficace per verificare se un’intuizione ha davvero il potenziale per diventare un’identità.

Tavola di schizzi e proposte grafiche per il logo REFRAME

4. Disegnare significa togliere, non aggiungere.

Quando il concetto è stato scelto, inizia una fase completamente diversa. Molti pensano che sia il momento in cui nasce il logo. In realtà il logo esiste già. Quello che cambia è il livello di precisione. Lo schizzo lascia spazio alla costruzione. Le proporzioni vengono corrette. Gli spessori trovano un equilibrio. La tipografia viene scelta con attenzione. Ogni curva, ogni allineamento e ogni spazio iniziano ad avere un motivo preciso.

In questa fase utilizzo strumenti di grafica vettoriale, ma il software è soltanto un mezzo. Potrebbe essere Illustrator, potrebbe essere qualsiasi altro strumento. Ciò che conta è il lavoro di affinamento. Disegnare un logo significa eliminare tutto ciò che è superfluo.

Ogni elemento deve contribuire a rendere il segno più chiaro, più leggibile e più equilibrato. Spesso il risultato finale appare semplice. Ed è proprio questa semplicità a richiedere il maggior numero di decisioni.

Variazioni grafiche del logo REFRAME con diverse composizioni, tipografie e proporzioni

6. Un logo non finisce quando viene approvato.

Quando il cliente approva il progetto, il lavoro non è concluso. In realtà è proprio in quel momento che il logo inizia la sua vita. Da quel momento dovrà funzionare in situazioni molto diverse tra loro. Su un biglietto da visita. Su un sito web. Su un’insegna. Su un packaging. Su un capo di abbigliamento. Su uno schermo o su un foglio stampato.

Per questo motivo la consegna finale non consiste soltanto nei file del logo. Accompagno sempre il progetto con una documentazione che ne definisce l’utilizzo. Colori. Caratteri tipografici. Dimensioni minime. Versioni monocromatiche. Applicazioni corrette e scorrette.

Non si tratta di imporre delle regole. Si tratta di preservare la coerenza del progetto nel tempo. Un logo efficace non è quello che appare bene il giorno della consegna. È quello che continua a comunicare con la stessa forza anche molti anni dopo.

Logo Ski Alp realizzato con ricamo su una giacca
Trofeo con il logo Südtirol Vertical Run
Logo Web2Design applicato su un'insegna
Cartolina con simbolo sorridente o triste e la scritta Wie ist deine Laune?

7. Il logo non è il punto di partenza. È la conseguenza.

Quando osserviamo un logo finito, è facile pensare che tutto il lavoro si trovi davanti ai nostri occhi. In realtà accade il contrario. La parte più importante del progetto è quasi sempre quella che non si vede. Le domande. I dubbi. Le osservazioni. Gli schizzi. Le verifiche. Le decisioni.

Ogni logo racconta una storia. Non perché rappresenti un’azienda. Ma perché è il risultato di un percorso che ha cercato di comprenderla.

Per questo motivo non considero mai il logo come il punto di partenza di un’identità. Lo considero una conseguenza. La conseguenza di un processo fatto di ascolto, ricerca, confronto e semplificazione. Il segno arriva alla fine. Prima arriva tutto il resto.

Ed è proprio questo che rende la progettazione così affascinante. Perché il lavoro più importante non consiste nel disegnare una forma. Consiste nel riuscire a vedere qualcosa che, fino a quel momento, esisteva soltanto come intuizione.

Mi piace pensare che le idee siano già nell’aria. Non aspettano di essere inventate. Aspettano qualcuno disposto a osservarle abbastanza a lungo da riuscire a riconoscerle.

È questo, per me, il vero lavoro del progettista.

Non creare.

Ma imparare a vedere.

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